
Quante colonnine di ricarica servono nel parcheggio aziendale? Chi gestisce una sede se lo sente chiedere dalla direzione, dal fleet manager o dal dipendente che ha appena ritirato un'auto elettrica. Per rispondere servono due calcoli. Il primo parte dalla vostra flotta: quante auto elettriche parcheggiano ogni giorno, quanti chilometri percorrono e quanto tempo restano ferme. Il secondo parte dal DM 28 ottobre 2025, che fissa un numero minimo di punti di ricarica per gli edifici non residenziali. Il numero da installare corrisponde al più alto dei due.
Una volta definito il numero, restano due scelte: la potenza delle colonnine e il modo in cui gestire la ricarica tra dipendenti, flotta e ospiti.
Prima di fare qualsiasi calcolo servono tre informazioni.
Chi parcheggia. Dipendenti con auto privata, auto aziendali assegnate, auto in pool, furgoni, clienti. Un parcheggio riservato a dipendenti e flotta è ad accesso privato; se clienti e visitatori entrano liberamente, come in uno showroom o in un punto vendita, il parcheggio è ad accesso pubblico. La distinzione conta anche per il DM 28 ottobre 2025, che applica numeri diversi ai due casi.
Quanto restano ferme le auto. Un dipendente che arriva alle 8:30 ed esce alle 17:30 lascia l'auto ferma nove ore. Un'auto di servizio che rientra tra un giro e l'altro può restare ferma meno di un'ora. Il tempo di sosta orienta il numero di punti e la potenza più di qualsiasi scheda tecnica.
Quanta potenza avete a disposizione. La potenza impegnata sul contatore, lo spazio nei quadri elettrici e l'eventuale cabina di media tensione fissano il perimetro del progetto. Spesso è questo vincolo a decidere tempi e costi.
Un'auto elettrica di media taglia consuma circa 18 kWh ogni 100 km. Un dipendente che percorre 60 km al giorno tra andata e ritorno ha bisogno di circa 11 kWh, che un punto da 7,4 kW restituisce in un'ora e mezza. Per un'auto di servizio che percorre 150 km al giorno il fabbisogno sale a circa 27 kWh, cioè quasi quattro ore a 7,4 kW oppure due ore e mezza a 11 kW.
Il calcolo mostra un aspetto che sorprende molte aziende: un'auto in sosta per nove ore occupa il posto tutto il giorno, ma assorbe potenza per poco tempo.
Per questo motivo il numero di punti dipende più dall'organizzazione che dalla potenza. Pochi dipendenti spostano l'auto a metà mattina per lasciare il posto a un collega. Se volete che ogni auto elettrica possa ricaricare senza turni, vi serve un punto per ogni auto. Se accettate una rotazione organizzata, con un'app di prenotazione o regole interne chiare, potete arrivare a due o tre auto per punto.
Le auto in pool funzionano in modo diverso: rientrano a orari variabili e qualcuno le sposta per lavoro. In questo caso un rapporto di due auto per punto è di solito realistico.
Ogni gruppo di utenti ha esigenze proprie:
Il numero di oggi diventa insufficiente in pochi anni. Contate le auto elettriche e ibride plug-in presenti, chiedete al fleet manager come cambierà la car policy nei prossimi tre-cinque anni e stimate quanti dipendenti passeranno all'elettrico. Una buona pratica consiste nell'installare i punti che servono oggi e dimensionare quadri, linee e canalizzazioni sul fabbisogno previsto a cinque anni.
Prendiamo una sede con 60 posti auto. Oggi parcheggiano 3 dipendenti con auto elettrica privata e 4 auto elettriche in pool. Servono 3 punti per i dipendenti e 2 punti per il pool, quindi 5 punti. La car policy prevede di elettrificare tutte le 12 auto in pool entro cinque anni e l'azienda stima 8 dipendenti con auto elettrica nello stesso periodo. Il fabbisogno a cinque anni sale a 14 punti: 8 per i dipendenti e 6 per il pool.
A questo punto il calcolo operativo è pronto. Resta da confrontarlo con il minimo di legge.
Il DM 28 ottobre 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 283 del 5 dicembre 2025 e in vigore dal 3 giugno 2026, aggiorna il decreto sui requisiti minimi energetici degli edifici e introduce un numero minimo di punti di ricarica per veicoli elettrici. Abbiamo analizzato il decreto nel dettaglio in questo approfondimento sull'obbligo di colonnine negli edifici. Qui ci concentriamo su ciò che serve a un'azienda per dimensionare il proprio parcheggio.
Gli obblighi riguardano gli edifici non residenziali (uffici, stabilimenti, magazzini, sedi logistiche, hotel, negozi) con un parcheggio interno o adiacente all'edificio. Le soglie sono due:
La seconda soglia è la vera novità per le aziende. Una sede costruita vent'anni fa, con 40 posti per i dipendenti, deve dotarsi di punti di ricarica anche se non ha in programma alcun intervento edilizio.
Il decreto conta i punti di ricarica in base a due tipologie:
Una presa industriale o una wallbox da 3,7 kW non rientrano nel conteggio. Le infrastrutture devono inoltre supportare la ricarica intelligente di tipo V1G, cioè la modulazione della potenza in base alle condizioni della rete.
Per gli edifici esistenti il decreto prevede due livelli. Il primo è riferito al 1° gennaio 2025: con l'entrata in vigore del decreto, quindi, è già esigibile. Il secondo rappresenta il valore a regime da raggiungere entro il 1° gennaio 2030.
Primo livello (riferito al 1° gennaio 2025):
Valori a regime (entro il 1° gennaio 2030):
Per gli edifici di nuova costruzione valgono già oggi i valori a regime, a partire da 11 posti auto (tra 11 e 20 posti bastano 3 punti di tipologia A). Le ristrutturazioni importanti seguono soglie un po' più basse.
Quando il numero di posti non è un multiplo esatto della soglia (per esempio 67 posti), il criterio di arrotondamento va definito in fase di progetto, perché il testo del decreto lascia margini di interpretazione.
Il decreto permette di sostituire alcune tipologie con altre:
La seconda equivalenza interessa da vicino le aziende. Se i vostri dipendenti non hanno bisogno di ricarica veloce, potete coprire l'obbligo in corrente continua con dieci punti in corrente alternata, più semplici da alimentare e da gestire.
A giugno 2026 il MASE ha pubblicato dei chiarimenti applicativi sul decreto. Tra questi, precisa che le alternative non si possono applicare in sequenza: se trasformate 10 punti AC in un punto DC, non potete poi convertire quel punto DC, insieme a un altro, in un sistema ultraveloce.
Il decreto prevede alcune esclusioni. Quella più rilevante per le aziende riguarda gli edifici di proprietà di una PMI e occupati dalla stessa PMI. Le due condizioni devono valere insieme, quindi una PMI che lavora in una sede in affitto non rientra automaticamente nell'esclusione. Per le ristrutturazioni importanti, l'obbligo decade anche quando il costo delle installazioni di ricarica supera il 7% del costo complessivo dei lavori. Prima di considerare esclusa la vostra sede, fate verificare il caso da un tecnico.
Sede con 60 posti auto ad accesso privato, edificio esistente. Riprendiamo l'esempio precedente. Il decreto richiede oggi 3 punti di tipologia A e 9 punti entro il 2030. Il fabbisogno della flotta vale 5 punti oggi e 14 a cinque anni. In entrambi i momenti prevale il calcolo operativo: l'azienda installa 5 punti e predispone linee, canalizzazioni e quadro per 14. Così rispetta il primo livello, supera il valore del 2030 con la seconda fase e apre il cantiere una volta sola per le opere più invasive.
Sede con 200 posti auto ad accesso privato, edificio esistente. Il primo livello richiede 4 punti di tipologia A. A regime servono 12 punti di tipologia A e 1 punto di tipologia B. Grazie alle equivalenze, l'azienda può scegliere tra tre configurazioni:
Qui entra di nuovo in gioco la flotta. Con dipendenti in sosta lunga, la configurazione tutta in AC offre più posti in ricarica a parità di obbligo. Con una flotta che ruota durante la giornata, due punti DC servono più veicoli. Se il fabbisogno calcolato supera i 22 punti, il decreto smette di essere il riferimento e il progetto segue i numeri della flotta.
In corrente alternata la velocità di ricarica dipende dall'auto. Il veicolo accetta al massimo la potenza del proprio caricatore di bordo: molte auto elettriche in commercio si fermano a 11 kW e diverse ibride plug-in a 3,7 o 7,4 kW. Se collegate un'auto da 11 kW a un punto da 22 kW, il punto lavora a metà e voi avete pagato cavi e protezioni per il doppio della potenza.
Per la maggior parte dei parcheggi aziendali la scelta più equilibrata è la ricarica AC trifase da 11 kW, con qualche punto da 22 kW nei posti dedicati alla flotta. Ricordate che, ai fini del decreto, un punto da 22 kW vale come un punto da 7,4 kW: aumentare la potenza non riduce il numero di punti richiesti.
La ricarica DC da 50 kW in su diventa utile quando i veicoli devono tornare operativi in tempi brevi. Richiede però una potenza disponibile elevata, spesso un adeguamento della connessione o della cabina, e costi di installazione e manutenzione più alti.
Dieci punti da 7,4 kW sommano 74 kW teorici, una potenza che molte sedi non riescono a dedicare alla ricarica. La soluzione più diffusa è il bilanciamento dinamico dei carichi: un sistema di gestione ripartisce tra i punti attivi la potenza disponibile e la riduce quando l'edificio assorbe di più.
Dieci auto che restano ferme otto ore e hanno bisogno di 11 kWh ciascuna non richiedono 74 kW. Con 30 kW dedicati alla ricarica, ogni auto riceve in media 3 kW e in otto ore accumula 24 kWh, più del doppio del necessario. La potenza nominale dei punti resta quella richiesta dal decreto, mentre il sistema la modula nel corso della giornata, secondo la logica di ricarica intelligente prevista dalla norma.
Prima di chiedere un aumento di potenza al distributore, fate misurare i consumi reali dell'edificio. In molti casi la potenza per la ricarica c'è già, soprattutto nelle fasce orarie in cui produzione o climatizzazione assorbono meno. Se avete un impianto fotovoltaico, il sistema di gestione può dare priorità alla ricarica nelle ore di produzione.
Nei parcheggi coperti o interrati entrano in gioco le indicazioni dei Vigili del Fuoco, tra cui un comando di sgancio di emergenza installato all'esterno in posizione sicura e l'uso della ricarica in modo 3 o modo 4. Lo stesso decreto chiede soluzioni progettuali che limitino la propagazione degli incendi. Coinvolgete il tecnico antincendio già in fase di progetto, così evitate modifiche a lavori avviati.
Con le colonnine installate, l'azienda deve definire le regole d'uso e dotarsi degli strumenti per controllare consumi e costi.
Accessi e priorità. Con badge RFID o app decidete chi può ricaricare: solo le auto di flotta, anche i dipendenti con auto privata, eventuali ospiti. Potete impostare fasce orarie o riservare alcuni punti alle auto di servizio.
Contabilizzazione dei consumi. Un software di gestione registra ogni sessione (utente, veicolo, energia erogata, durata) e produce report per centro di costo. Se addebitate la ricarica ai dipendenti o la offrite come benefit, questi dati servono all'amministrazione e al consulente fiscale per gestire il corretto trattamento.
Ricarica fuori sede. Le auto aziendali ricaricano anche lungo il percorso e a casa dei dipendenti. Una carta di ricarica aziendale per la rete pubblica e il rimborso della ricarica domestica, con misurazione certificata dei consumi, danno al fleet manager una visione unica dei costi energetici della flotta.
Protocollo aperto e monitoraggio. Scegliete colonnine compatibili con il protocollo OCPP, così potrete cambiare software di gestione senza sostituire l'hardware. Il monitoraggio da remoto segnala guasti e sessioni interrotte prima che se ne accorga il collega che arriva al mattino con la batteria scarica.
Manutenzione. Programmate verifiche periodiche su protezioni, connettori e cavi. Un punto fuori servizio riduce la capacità del parcheggio e, se contribuisce a coprire l'obbligo, incide anche sulla conformità dell'edificio.
Pony Power segue le aziende dall'analisi della flotta alla gestione quotidiana dell'impianto, con una rete di oltre 370 installatori certificati in tutta Italia. Oltre a progettazione e installazione, mettiamo a disposizione il software per la gestione delle ricariche e la Fleet Card EV per la ricarica fuori sede. Tra le aziende che ci hanno scelto c'è Dr. Max Italia: abbiamo raccontato il progetto di ricarica nella loro sede.
Se state valutando quante colonnine installare nel vostro parcheggio aziendale, richiedete una valutazione. Partiamo dai numeri della vostra flotta e della vostra sede e vi proponiamo configurazione, potenza e costi, con un piano che rispetta gli obblighi di oggi e quelli al 2030. Trovate tutti i servizi dedicati nella pagina Aziende.


Il DM 28 ottobre 2025 non assegna in modo espresso l'obbligo al proprietario o all'inquilino. Il decreto ragiona sull'edificio e sul parcheggio che appartiene ai proprietari dell'edificio, e questo orienta la lettura verso il proprietario. Nella pratica conviene regolare il tema nel contratto di locazione: chi sostiene l'investimento, chi resta proprietario delle colonnine a fine contratto, chi paga energia e manutenzione. Ricordate che l'esclusione prevista per le PMI vale solo se l'impresa è proprietaria dell'edificio e lo occupa.
Il decreto riferisce il primo livello al 1° gennaio 2025, una data già trascorsa quando il decreto è entrato in vigore il 3 giugno 2026. Se la vostra sede ha più di 20 posti auto e non dispone ancora dei punti previsti, conviene avviare subito la valutazione e tenere d'occhio eventuali ulteriori chiarimenti del MASE.
Il punto di ricarica corrisponde all'interfaccia in grado di ricaricare un veicolo alla volta. Una colonnina con due prese utilizzabili in contemporanea conta quindi come due punti, a condizione che ciascuna presa rispetti i requisiti della tipologia A (almeno 7,4 kW e 32 A per fase). In fase di progetto verificate come la colonnina ripartisce la potenza tra le due prese.
No. Il decreto fissa un numero minimo di punti per ciascuna tipologia: un punto AC da 22 kW conta come un punto da 7,4 kW. Per modificare il numero di punti potete usare solo le equivalenze previste, per esempio 10 punti AC al posto di 1 punto DC nei parcheggi ad accesso privato.
Non sempre. Con un sistema di bilanciamento dinamico dei carichi potete installare più punti di quanti ne consentirebbe la sola somma delle potenze, perché il sistema distribuisce la potenza disponibile tra le auto collegate. Prima di chiedere un aumento al distributore, fate misurare i consumi dell'edificio nell'arco della giornata. Se prevedete punti DC da 50 kW o più, invece, un adeguamento della connessione diventa molto probabile.
Sì, la scelta spetta all'azienda. Con un software di gestione potete rendere la ricarica gratuita, addebitarla a tariffa, fissare limiti mensili o distinguere tra auto aziendali e auto private. Il trattamento fiscale della ricarica offerta ai dipendenti sulle auto private va valutato con il vostro consulente.
La soluzione più solida prevede la misurazione dei consumi con un contatore certificato MID dedicato alla wallbox, oppure con una wallbox dotata di misura certificata. L'azienda rimborsa i kWh registrati a una tariffa definita nella car policy. I dati della ricarica domestica possono confluire nello stesso software che gestisce le colonnine in sede, così il fleet manager ha un unico report dei costi.
Il parcheggio diventa ad accesso pubblico e il decreto applica tabelle diverse. Per le infrastrutture accessibili al pubblico si aggiungono altri adempimenti, tra cui la registrazione dei punti sulla Piattaforma Unica Nazionale e le modalità di pagamento previste dal Regolamento europeo AFIR. Se vendete l'energia a consumo, servono anche sistemi di misura adeguati e un operatore che gestisca incassi e fatturazione. Valutate questi aspetti prima di aprire il parcheggio all'esterno.
Sì, rispettando le indicazioni dei Vigili del Fuoco per la ricarica nelle autorimesse, tra cui il comando di sgancio di emergenza all'esterno e la ricarica in modo 3 o modo 4. Se l'autorimessa è soggetta ai controlli di prevenzione incendi, il tecnico antincendio deve valutare l'intervento prima dell'installazione.
Dipende soprattutto dalla potenza disponibile. In una sede con potenza sufficiente e parcheggio scoperto, dal sopralluogo all'attivazione bastano di solito poche settimane. Un aumento di potenza, una nuova connessione alla rete o un parcheggio interrato con verifiche antincendio possono allungare i tempi anche di diversi mesi. Per questo conviene partire dalla verifica della potenza.
DM 28 ottobre 2025 del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, pubblicato in Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 283 del 5 dicembre 2025. Chiarimenti applicativi MASE sul decreto Requisiti Minimi, giugno 2026, consultabili sul portale edifici del MASE. Le informazioni di questo articolo hanno scopo divulgativo e non sostituiscono la valutazione di un tecnico abilitato sul singolo edificio.
